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Si racconta che il loro gusto, così dolce e prezioso, sia una vera gioia per il palato ma anche per l’anima. Ed è per questo che le susine bianche di Monreale sono chiamate “sanacore”. Sono conosciute anche con il nome di “ariddu di core”, pezzetto di cuore, per via della loro forma. Un nome che indica bontà e coltivazione naturale, ma anche rarità, tanto che sono tutelate da un presidio Slowfood.

Nel territorio di Roccamena e Camporeale si sta incentivando la coltivazione dei meloni verdi o meloni d’inverno, dopo che la produzione dei meloni gialli ha raggiunto quote di tutto rispetto.

Chiusa Sclafani è famosa in tutta l’Isola per le sue ciliegie. Appartengono alla varietà “cappuccia”, ovvero sono frutti dalla polpa molto soda, in grado, quindi, di conservarsi intatte anche per più giorni. Chiusa Sclafani, detto “il paese delle ciliegie”, dedica al frutto una sagra lunga due giorni, in genere a metà giugno.

Produzione abbondante è quella delle nespole in territorio di Altofonte e Monreale.
Questo frutto primaverile ci dà l’occasione per parlare di miele. Già, perché a Santa Cristina Gela c’è una lunga tradizione di apicultura, tanto che proprio in questo comune si produce il raro (e ottimo) miele di nespolo del Giappone. Accanto a questa chicca, troviamo il miele di sulla e di eucalipto, naturalmente biologici perché prodotti nei pascoli e nei boschi di eucalipto in territorio di  Corleone e di Piana degli Albanesi.

La sezione “pasticceria” è capitanata senza tema di smentita dai cannoli di Piana degli Albanesi.
Preparati dalle pasticcerie solo al momento dell’acquisto (quindi, non ne vedrete nelle vetrine o nei banconi), sono rinomati sia per la particolare cialda, aromatizzata con qualche goccia di vino, sia per la qualità della ricotta, sia per le dimensioni: a Piana, infatti, si può scegliere la grandezza del cannolo, dal formato comune da 250 gr. fino a quello “extra large” da 1 chilo!