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PIANA DEGLI ALBANESI - DA VEDERE

In questa cittadina l’indentità originaria albanese poggia sulla lingua e sul rito religioso greco. Il nostro percorso inizierà quindi dalle chiese che fanno capo all’Eparchia cattolico-greca di Piana degli Albanesi, estesa anche agli altri quattro comuni di origine albanese e alla famosa parrocchia della Martorana di Palermo, dove si officia con lo stesso rito greco.

In corso Giorgio Castriota, nella Chiesa di San Nicola, edificata alla fine del XVI secolo, si custodiscono icone del Seicento e del Settecento provenienti dalla palermitana chiesa di San Nicola.Qui, però, sono da vedere soprattutto le icone settecentesche realizzate da Ioannichios, monaco dell’abbazia di Mezzojuso, il più famoso artista di icone dell’Italia meridionale secentesca. A lui si deve la cosiddetta “scuola siculo-cretese”, riconoscibile per la lavorazione del fondo in argento a mecca.

La chiesa custodisce anche un bel tabernacolo ligneo del XVIII secolo e una statua in legno dorato raffigurante l’Immacolata (XVII secolo). Le due opere sono state restaurate con il progetto Mirabile Artificio e fanno parte del Museo Diffuso dell’Alto Belice Corleonese.

Sempre sul corso intitolato all’eroe albanese, sulla destra si incontra, la Cattedrale di San Demetrio Megalomartire, edificata nel 1498, poi rimaneggiata, e affrescata da Pietro Novelli nella prima metà del XVII secolo. Nella navata di sinistra, la bella icona cinquecentesca della Vergine con il Bambino, realizzata con la tecnica della tempera ad uovo tipica della scuola senese. Bellissimo il gruppo ligneo policromo - ottocentesco - raffigurante S. Demetrio di Tessalonica e S. Nestore, di Girolamo Bagnasco e bottega; si ammira anche la Madonna di Trapani, in marmo alabastrino, realizzata da scuola tosco-lombarda tra il XV e il XVI secolo.Nella facciata, i due mosaici di scuola monrealese (1960).

Percorrendo tutto il corso, verso l’alto, si deve svoltare a sinistra per visitare, sulla via Barbato, la Chiesa di San Giorgio Megalomartire, la più antica di Piana degli Albanesi (originaria del 1495). La volta è interamente affrescata dal Crestadoro (1759) che dipinge San Giorgio in Gloria,mentre all’abside occidentale c’è - dipinto con la tecnica del falso mosaico – il Cristo Pantocrate. A sinistra, la nicchia con la statua di San Giorgio che trafigge il drago, opera tra le più riprodotte nella cesellatura dei brezi, le fibbie degli abiti tradizionali femminili. In fondo, l’affresco che raffigura Sant’Antonio Abate, da molti attribuito ai Novelli, padre e figlio.

Qualche metro più su, sempre sulla destra, si incontra la Fontana ad una Bocca, testimonianza della ricchezza d’acqua della zona. È la più antica della cittadina, sulla lapide è riportata la data del 1567, ed è stata restaurata di recente. Particolare il fatto che,mentre le altre fontane hanno impresso lo stemma delle due spighe legate con un nastro e con una stella in centro, questa fontana è stata “sigillata” con un giglio, simile nel disegno a quello fiorentino, e con lo stemma dell’Arcivescovado monrealese.

Tornando verso valle, si fa tappa in piazza Vittorio Emanuele (a destra del corso) per visitare la Chiesa della Madonna Odigitria (XVIII secolo), unica testimonianza dell’opera di Pietro Novelli come architetto: le tre navate sono suddivise da quattro colonne che sorreggono la grande cupola ottagonale che, contrariamente a quanto succede nelle chiese barocche, risulta più vicina all’ingesso che all’altare maggiore. Qui si ammira, incassato in una statua secentesca, il quadro della Vergine Odigitria che la tradizione dice essere stato portato fin qui dai primi coloni albanesi.

Quasi di fronte alla chiesa, la Fontana dei Tre Cannoli. Costruita tra il 1608 e il 1609, è composta da una vasca che si alza su una base a tre gradini e sulla quale si affacciano tre bocche zoomorfe. Su queste bocche è stata posta nel 1659 una lapide, a ricordare la data in cui alla fontana è stata aggiunta la parte superiore a forma di tempio.

Dalla piazza, voltando a sinistra, ci si immette in via Padre Guzzetta, dove sorge il Museo “Nicola Barbato”, ospitato nei locali settecenteschi dell’ex Oratorio S. Filippo Neri. Al suo interno, alcuni abiti tradizionali completi dei gioielli, e la mostra della cultura materiale contadina, ovvero una serie di ambienti in cui sono state riprodotte le antiche attività rurali.

Tornando nella piazza Vittorio Emanuele, risalendo prima la via Barbato e poi via Amendola si raggiunge corso Umberto I. Ecco la Chiesa di San Vito, cinquecentesca e di rito latino, perfetto esemplare di arte tardo-barocca, ricca di altari in marmi policromi e fregi.Bella la statua dorata di San Vito, della prima metà del Cinquecento.

Al capo opposto di via Umberto I, in piazza Nino Bixio, ancora una antica fontana: è la Fontana Fusha e Pontit, del 1765. Nel centro cittadino, però, sono molte le fontane presenti, tutte in attività, ancorché riadattate per una più moderna fruizione.

La Chiesa di San Nicola
La Chiesa di San Nicola

La Cattedrale dedicata a San
Demetrio Megalomartire
La Cattedrale dedicata a San Demetrio Megalomartire

La Fontana Fusha e Pontit
La Fontana Fusha e Pontit

La Madonna Odigitria all’interno
della omonima chiesa
La Madonna Odigitria all’interno della omonima chiesa

La Fontana dei Tre Cannoli
La Fontana dei Tre Cannoli

La Chiesa di San Vito
La Chiesa di San Vito