Sorge a 28 km. da Palermo, a 550 m. slm, e si affaccia sulla Valle dell’Eleuterio dalle Zone Naturalistiche a Protezione Speciale “Monti Jato, Kumeta, Meganoce e Pizzo Parrino” e “Monti Sicani, Rocca Busambra e Bosco della Ficuzza”.
Marineo non la si può confondere con nessun’altra cittadina siciliana. E prima ancora che per la sua storia, o per i suoi monumenti, la riconosciamo per il caratteristico profilo paesaggistico: dall’abitato si innalza la “Tomba di Polifemo”, una rocca la cui forma ricorda la pinna di uno squalo e caratterizza il paesaggio di Marineo e della Valle dell’Eleuterio su cui si affaccia. Le origini di Marineo sono abbastanza controverse.
La città odierna è certamente quella cinquecentesca ceduta in enfietusi a Francesco Beccadelli Bologna, nobile che nel 1550 comprò dall’imperatore Carlo V la licentia populandi. Ma sulla collina della “Montagnola”, proprio di fronte (a Nord-Ovest) l’abitato, si visitano i resti di un’antica città che sembra essere la Makella distrutta dai Romani nel 262 a.C. |
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